L'OPINIONE
I professionisti e le dimensioni della produzione
di Stefano Paolillo


Il futuro della produzione tv è anche un problema di dimensioni. Soprattutto in Italia, che è formidabile nella crescite delle attività artigianali, ma spesso immatura nella dimensione industriale. Un'industria che ha violenti "sfoghi di orticaria" quando si parla di capitale delle risorse umane, anche se in tanti si riempiono la bocca con queste parole. Tenendo conto che un?industria che è incapace di investire sulle persone è un'industria di corto respiro.
Anche l'industria della televisione - che dalla nascita dell'emittenza privata ha intrapreso la trasformazione dalla dimensione artigiana a quella industriale - è afflitta da questo problema. La classe dirigente che si è formata, tanto nei grandi network quanto nell'ultima società di sub-appalto, vede i professionisti televisivi quasi esclusivamente nella dimensione del costo e difficilmente in quella dell'investimento. E' chiaro che un professionista, se meno competente, è spesso anche meno rompiscatole, meno esigente e meno costoso: ma il mercato, a cui tutti fanno riferimento quando si tratta di risparmiare sul costo/retribuzione, si sta strutturando invece in direzione della specializzazione e quindi, inevitabilmente, della qualità. Dopo la sbornia degli anni ''80-'90 di televisione generalista, ecco che la differenziazione dei media e dei target pubblicitari sta elevando una serie di ambiti produttivi di nicchia a dei livelli remunerativi ed appetibili. E questi ambiti hanno la caratteristica di essere destinati ad un pubblico più competente. Ecco perché sarà necessario, per raggiungerli con il prodotto, creare un'offerta valida qualitativamente, al punto da convincerli a sborsare anche cifre congrue. Per far fronte a questa nuova situazione le grandi aziende di produzione tv stanno sempre più puntando all'esternalizzazione e questa spesso e volentieri si traduce nell'affidare incarichi a professionisti-imprenditori, che sono anche proprietari dei mezzi da essi utilizzati. Ma la professionalità dei singoli, assoggettata alle logiche di cui si diceva, finisce coll'avvilirsi. I professionisti, soprattutto i free-lance, dovrebbero partecipare alle manifestazioni, oltre che per vedere le ultime novità, anche per poter parlare con i colleghi che incontrano, con i tecnici delle aziende, con i concorrenti, con gli amici. Invece l'osservatorio privilegiato, qual'è un'associazione professionale come Aitc, permette di cogliere un'ansia derivante dall'idea dell'unione delle forze e dello scambio di informazioni: ansia che si traduce, alle fine, in un basso livello individuale di aggiornamento.
E allora torniamo alle dimensioni di cui abbiamo parlato all'inizio: l'artigianato complementare all'industria tv di questo inizio di secolo non sarà quello del "padroncino", che con la sua Betacam cerca di raggranellare i piccoli "appaltini", bensì sarà formato da quelle unioni di professionisti che sceglieranno di produrre in proprio della tv per un pubblico di nicchia, per quelle produzioni che andranno a formare i palinsesti delle emittenti (spesso tematiche) a pagamento. Si aprirà il business della tv che le grandi aziende televisive non hanno interesse a produrre.. Facciamo un esempio: si potrebbe organizzare una cooperativa o una srl che realizzi dei programmi sulla caccia: tecniche, materiali, luoghi, leggi, opinioni, ricadute ambientali, problemi politici e così via. Tutto quello, insomma, che interessa al target dei cacciatori che, pur essendo rilevante, non ha la forza dei numeri per diventare appetibile al mercato pubblicitario dei grandi network. Quello che prevediamo e - perché no - auspichiamo, è quindi un mercato futuro in cui i professionisti autoalimentino il mercato, ravvivando gli asfittici palinsesti di oggi con la loro creatività... Dei professionisti che, con le loro forti richieste di innovativi prodotti tecnologici e servizi personalizzati, diano una svolta anche al mercato delle aziende produttrici di materiali. E, soprattutto, dei professionisti che si riuniscano, finalmente, per far si che si crei un ampio flusso di informazioni, così da porre le premesse per un prodotto televisivo più vicino al desiderio (oggi spesso inevaso) dei telespettatori di maggiore qualità.