BROADCAST 2000

RADIO VERSO IL FUTURO
Contenuti tradizionali, ma nuovi canali e nuovi linguaggi

La radio, mezzo moderno per "tradizione", si è già più volte adattata ai cambiamenti imposti dalla società e dalla tecnologia. Oggi è un mezzo pronto a rispondere ancora una volta alla sfida dei tempi che evolvono.

di Jacky Marti*


*direttore radiofonia Radio Svizzera Italiana

Gli operatori radiofonici (ma in verità anche quelli della tv) sono consapevoli della necessità di affrontare la fase di cambiamento attualmente in corso una trasformazione che è al contempo tecnologica ed editoriale. Oggi ha già ampiamente preso piede il fenomeno della digitalizzazione: basta osservare il proliferare dei personal computer negli studi radio, in sostituzione delle apparecchiature tradizionali. Il rapporto con Internet è pure in fase di pieno sviluppo, anche se ancora sfruttato dalla radio spesso parzialmente: solo per la diffusione del canale audio tradizionale, come centralino telematico per la posta elettronica dei conduttori e come "bacheca virtuale" di annunci (griglia dei programmi, frequenze di ricezione, organigramma e presentazione) e di alcune immagini (webcam dello studio, foto dei dj). Quali che saranno gli assetti definitivi in termini di tecnologia per la diffusione del prodotto, è però ormai chiaro a tutti che si tratterà di una modalità totalmente digitale e quindi il prodotto editoriale dovrà rispondere ad alcuni requisiti fondamentali, quali l'interattività, l'immediatezza della fruizione e la segmentazione per precise fasce di pubblico. Ciò che sta cambiando, di pari passo con l?evoluzione della tecnologia è infatti il gusto del pubblico, condizionato dalle novità offerte dagli altri mezzi (soprattutto i new media) e che sempre più registra marcate differenze generazionali.

Generazioni all'ascolto
Analizziamo per sommi capi l'ascolto della radio.
Abbiamo una base di utenza sopra i 50 anni che ha avuto l'imprinting radiofonico, per così dire, dell'onda media. Questa generazione ha già vissuto l'avvento della fm negli anni '70-'80 e, successivamente, delle emittenti commerciali. Questa generazione, abituata alla radio nella sua dimensione più autorevole, formale ed istituzionale, visse quel passaggio con una certa resistenza. Oggi è la fascia di pubblico poco o nulla partecipativa (per non dire resistente) ad ulteriori cambiamenti, ma al contempo essa rappresenta una tranche dell'audience da non trascurare per numero di utenti e per ruolo sociale.
Poi abbiamo la fascia dei 20/50enni, che sono in un certo senso nati nel mondo della modulazione di frequenza e dei suoi ritmi: sono abituati al prodotto esistente, ma anche discretamente aperti all'innovazione digitale, che però sono in grado di assimilare con moderazione e progressione. La radio deve, in un certo qual modo, essere d'aiuto a questa generazione nella transizione ai linguaggi e allo stile della comunicazione digitale.
Infine abbiamo la generazione dei teen-agers che, totalmente ambientata nel mondo della multimedialità, sta vivendo pienamente il boom di Internet e del personal computer. E' una generazione caratterizzata dall'abitudine all'interattività e alla velocità del comunicare. La radio per questi giovani è già oggi un mezzo condiviso simultaneamente col computer (come strumento di studio e di gioco), il quale a sua volta è utilizzato anche come ulteriore medium (grazie ad Internet). Questa è la fascia che pone la maggiore sfida innovativa al radiofonico tradizionale.

Governare la transizione
E' evidente che in questa congiuntura epocale per il mezzo radio nel suo complesso sarebbe tanto un errore aggrapparsi alla tradizione con atteggiamento puramente conservativo, quanto negarla per votarsi repentinamente e totalmente al dominio dell'innovazione dei linguaggi e delle tecnologie. Ogni operatore dovrà scegliere con cura il proprio posizionamento e conseguentemente orientare le scelte, anche tecnologiche: accanto alla consueta pluralità dei contenuti, quale garanzia di completezza dell'offerta, si dovrà garantire altrettanta cura per definire i modi in cui tali contenuti (i programmi) saranno presentati e i canali attraverso cui saranno veicolati. Non si potrà più solo distinguere tra informazione e intrattenimento, tra cultura e disimpegno, ma anche, per ciascuna di queste categorie di programmazione, si dovrà trovare la giusta declinazione, specifica per ogni tipologia di ascoltatore.
Oppure si potrà realizzare una progressiva integrazione delle modalità tradizionali di trasmissione con supporti tecnologici e canali innovativi. Si pensi in questa logica alle reali possibilità offerte dal rapporto tra radio e Internet: lo sforzo produttivo, con un marginale investimento aggiuntivo per l'elaborazione tecnica, permette di dar vita ad un servizio di supporto tramite Web che diventa un archivio on line aggiornato permanentemente. In questo modo si rende fruibile in tempo reale e secondo le necessità dell'utente la totalità della produzione: quella produzione raccolta, elaborata e non trasmessa sul canale radio, ma anche quella trasmessa e grazie ad Internet recuperabile da parte del pubblico anche in tempi diversi dalla sua programmazione. In tal senso Internet va visto come potente alleato e, paritariamente, come "palestra" già disponibile per la formazione di una vera mentalità multimediale e digitale per la struttura produttiva e per i suoi addetti.
Per quanto detto è chiaro che i prossimi prodotti radiofonici si affermeranno grazie ad una graduale progressione di investimenti, che sposti da subito e progressivamente, risorse dagli ambiti consueti a quelli innovativi. Per i prossimi 2/5 anni tale transizione sarà necessariamente sostenuta dai risultati di una sana ed efficiente realizzazione e commercializzazione dell?offerta tradizionale, che però dovrà man mano adeguare il linguaggio ai nuovi stilemi ed aumentare le occasioni di integrazione coi servizi innovativi, caratterizzati da ritmi e linguaggi da subito "moderni". Tra 5/10 anni il settore dei nuovi servizi e programmi potrà rendersi autonomo in termini funzionali ed economici, grazie all'affermazione su vasta scala dei ricevitori per i i nuovi canali e la conseguente creazione di un vero e proprio mercato, indipendente da qualsiasi forma di "sostegno". Possiamo ragionevolmente prevedere che tra un decennio o poco più sarà compiuta la transizione verso le nuove modalità di comunicazione radiofonica: sia in termini di canali utilizzati che, per diretta conseguenza, delle caratteristiche della programmazione. Quello che viene chiesto agli editori radiofonici è dunque di partire da una tradizione che ha il suo massimo valore nella competenza dell'elaborazione dei contenuti (materia prima fondamentale proprio nella nuova società dell?informazione) e di valorizzarla attraverso graduali, nuove interpretazioni, così da governare da protagonisti il cambiamento in atto.

BOX
Nuovi studi RSI: dalla teoria alla pratica
L'emittente pubblica ticinese crede nelle nuove tecnologie e sta investendo nella ristrutturazione dei propri studi. Un vero "gioiello" è il nuovo Studio 2, inaugurato nel maggio 1999, che è stato concepito per la registrazione e la trasmissione di produzioni musicali per la radio e la discografia (quindi disponibile anche per produzioni "conto terzi"). La grandezza dello studio (207 mq + 48 mq balconata) permette di tenere concerti con un pubblico di 140 persone sedute (in occasione della presentazione di nuove produzioni, di conferenze stampa, ecc.). L'acustica è stata concepita con una qualità leggermente riverberante in modo da poter ottenere un timbro sonoro vivo, ma piccole correzioni possono essere effettuate con pannelli mobili. Vicino allo studio principale, con una finestra comunicante, vi è uno studiolo (26.50m2) per batteria o voci o strumenti che necessitano di una separazione acustica totale. Il locale per la regia tecnica (29 mq), interamente rinnovato (con un'acustica a "conchiglia", con possibilità d'ascolto stereo o Sourround) è così attrezzato:Mixer Soundtracs DPC-II con 64 fader che controllano sino a 160 canali, modo di lavoro in Stereo o Surround 5.1, 7.1., 48 mic (studio grande) + 8 mic con Preampli a 24bit (dinamica >110dB), Parametric Eq (4x) su ogni canale e dynamic-control su ogni canale(compressor, espander, gate, con Eq mobile). Come apparecchi rec/play va evidenziato il multipista Genex 8500 con 32 tracce (estendibili) su supporto magneto-ottico(MOD 5,2 G) campionatura da 32 a 192 KHz e Bitrate da 16 a 24 bit, ma anche il DAT Sony PCM700, il CD-R Studer 741, i 2 CD Studer 731, i 2 Magnetofoni Studer 827 e il MDisc Sony MDS-B5/B6P. Il monitoraggio è affidato a CR-Monitor Dynaudio M3 (Stereo, 5.1, 7.1) e a Monitor Studio in cuffia con mix personalizzato. Quali effetti supplementari si segnalano: Lexicon 480 Reverb, 4 T&C Electronic M5000 Reverb e Sony DPS-V77M. Infine per il montaggio e la premasterizzazione è attivo un Protools WS 24bit con diversi Plug-In tra cui la serie T&C works.