Il business Broadcast nel mondo
di Steve Dana*
*Ceo Imas Publishing Group - Falls Church - Usa)
In tutto il mondo lindustria del broadcast sta vivendo un rilevante periodo di cambiamenti. Viviamo lavvio dellera dellinformazione ed è questo il momento per approfittare della rivoluzione digitale. La tecnologia corre in fretta e sviluppa nuove tecniche in ogni angolo del mondo. I fattori relativi a questi cambiamenti tendono a trascendere i confini nazionali: dal Brasile alla Bosnia, dalla Giamaica al Giappone, dallIndiana allItalia, il broadcaster è ovunque di fronte alla sfida delle nuove tecnologie.
La situazione complessiva politica ed economica di un singolo paese, fossero anche gli States, non può essere una guida per comprendere il modo in cui questi progressi si realizzano, ma che tali progressi siano in corso è cosa fuori di dubbio: semmai andranno rimarcate le differenze relative a cosa viene adottato, quale sia il programma di sviluppo o quali siano i tempi di programmazione per limplementazione delle nuove tecnologie. Complessivamente tutto ciò significa però che lindustria del broadcast (che nel mondo sviluppa un business di 4 miliardi di dollari - vedi Tabella 1) nel suo complesso è viva , in buona salute, e piena di opportunità.
In una parola: digitale
Non è una sorpresa che la maggior parte di queste opportunità siano racchiuse in una singola parola: digitale. E questo vale sia per la radio che per la televisione. Il digitale è la chiave per il futuro, la sola domanda è: quanto presto questo avverrà e che "forma" prenderà?
Per la radio la trasmissione digitale sta prendendo strade diverse: dallEureka 147 (il Dab) in Europa, Canada, Australia e in molti altri paesi, al sistema IBOC (In band on channel) sviluppato negli Stati Uniti, fino allesperienza di WorldSpace (sistema di audio digitale da satellite per i paesi in via di sviluppo dellemisfero meridionale). Altri sistemi basati sul satellite vengono sviluppati per gli Stati Uniti ed il Giappone.
Sul lato della televisione lATSC è il sistema scelto dal Nord America, dallArgentina e da alcune stazioni asiatiche, mentre il DVB è stato scelto essenzialmente in Europa, Australia e India, mentre il Giappone ha sviluppato una sua variante del DVB.
Sia nella radio che nella televisione le differenze per lo più nella codifica e nella frequenza che viene utilizzata un comune scopo finale: avere segnali più chiari, miglior copertura e capacità aggiuntive.
Nella lotta per incoronare dei vincitori e determinare degli standard bisogna ricordarsi che la prima soluzione al traguardo non è detto che sia la migliore e quella definitiva. Per esempio quando lo scopo della tv era quello di migliorare le immagini, il Giappone sviluppò un sistema analogico che trasmetteva un segnale migliorato (emulazione dellalta definizione); molti consumatori giapponesi hanno acquistato apparecchi televisivi per questo standard, ma adesso si trovano nella condizione di acquistare un altro televisore per poter godere dei benefici della vera alta definizione, completamente digitale, affermatasi successivamente. Il fatto di stare in guardia porta ad una verità evidente del futuro dei nuovi media: il mondo sarà multistandard. Inoltre i broadcaster ed i fabbricanti di apparecchiature per broadcast saranno costretti ad adattare i loro approcci alle nuove tecnologie in modo da rispettare i regolamenti locali (tecnici o non tecnici): questo adattamento ai mercati locali obbligherà a determinare esattamente nei vari casi che cosa si dovrà trasportare su un dato segnale digitale. A loro volta non è da dare per scontato luso delle nuove possibilità: i broadcaster useranno la tecnologia digitale per trasmettere audio multicanale e immagini su largo schermo ad alta definizione, o punteranno al maggior profitto usando questa banda allargata per sviluppare nello stesso spazio più canali a definizione tradizionale? O per esempio proporranno un mix di programmi e di servizi interattivi?
La risposta non è immediata e dipende dalla cooperazione tra i broadcaster e i fabbricanti di elettronica di consumo e, naturalmente, dalla risposta dei consumatori stessi. Ma non importa più di tanto preconizzare come queste tecnologie si manifesteranno in ogni singolo paese: oggi prevale il fatto che le tendenze al cambiamento stanno già generando dinamismo e stanno sviluppando nuove opportunità per i fabbricanti di apparecchiature. Vediamo già alcuni di questi benefici realizzati sotto forma di economie di settore che migliorano in tutto il mondo.
Mercato globale, mercati regionali
Usa
Negli Stati Uniti il mercato è in buona salute, anche a causa del Web che ha creato nuovi posti di lavoro, nuove opportunità e un mercato azionario in grande performance complessiva. Aumentano le nuove società che cercano di farsi conoscere dal consumatore e quindi spendono moltissimo in pubblicità sulla radio e sulla televisione. Leconomia è molto forte e sembra che il trend debba durare ancora per un certo tempo.
Europa
In modo simile le tecnologie dellinformazione e il mercato globale stanno ottenendo ottimi risultati anche in Europa, creando un mercato in eccellente salute. In ogni caso la rigidità di molte norme che complicano il mercato europeo fa sembrare improbabile che le economie delle sue differenti nazioni possano crescere così come hanno fatto quelle americane, ma per contro - grazie agli stessi interventi normativi, che in genere limitano lazione, ma sostengono il mercato - è improbabile che abbiano anche eccessive flessioni.
M.O. e Africa
Nel Medio Oriente e in Africa la situazione economica per i broadcaster è un mix di condizioni buone e cattive, anche se in verità molti Paesi stanno aprendo il loro spazio delletere a broadcaster privati. Ad oggi i mercati forti rimangono rari e dipendono soprattutto da situazioni politiche contingenti, che oltretutto cambiano rapidamente. Detto ciò, va però sottolineato che ci sono opportunità interessanti soprattutto nel campo delle radio comunitarie locali, che stanno aprendo in tutta la regione.
Estremo Oriente
LEstremo Oriente dal canto suo sta proseguendo nella fase di recupero e sembra proprio riuscire a venire fuori da quella impasse economica che ha sofferto negli ultimi due anni: in alcuni paesi quali Malesia, Tailandia o Filippine, il mercato del broadcast è in ripresa netta. LIndonesia daltra parte si muove meno velocemente verso la riduzione delle perdite della crisi economica e il Giappone invece sembra che continui su una recessione tutta sua, fatti di contrasti molto forti. Un paese molto brillante dellAsia del Sud è lIndia che ha finalmente fatto gli ultimi passi necessari per consentire il broadcast privato: il processo di privatizzazione dovrebbe muoversi rapidamente, dando ai fabbricanti di apparecchiature la possibilità di aiutare a mettere a punto stazioni in tutto questo grande paese.
Sud America
LAmerica Latina, come lAsia, si sta ancora dibattendo per uscire da alcuni anni non positivi, ma il fatto socialmente importante è che le riforme politiche si stanno radicando nel continente ed il broadcast sembra che si adatti bene a questa nuova situazione che apre molte opportunità.
Assets proprietari
Naturalmente guardando il mondo del broadcast regione per regione si rischia di finire col non rendere giustizia a quella che è una delle più clamorose tendenze delleconomia globale: la crescita di tutti i paesi e dellinvestimento conseguente. In ogni paese per uno straniero la possibilità di essere del tutto proprietario di stazioni radiotelevisive è di regola rigidamente limitata, tuttavia sono sempre di più quei paesi che stanno aprendo la strada allinvestimento estero, perlomeno con la possibilità di significative partnership .Questo significa che ci sono anche dei cambiamenti abbastanza evidenti nelle filosofie di programmazione degli investimenti e nelle decisioni su come attrezzarsi tecnicamente. Negli Stati Uniti, per esempio, esistevano da molto tempo dei regolamenti che imponevano la proprietà locale delle stazioni radiofoniche: questi sono stati ora sostituiti da regole che permettono che un singolo gruppo controlli più emittenti, anche più di mille, in tutto il paese. E nelle holding di queste società (dove spesso quote sono detenute da stranieri) figurano stazioni tv e radio, giornali, società di produzione e discografiche. Tali gruppi giganteschi hanno dato la possibilità ai fabbricanti di apparecchiature europei (che hanno una maggiore esperienza nel trattare con i grandi gruppi, avendo unabitudine a negoziare con i broadcaster pubblici) di entrare nel mercato degli Stati Uniti. Ma così come gli impedimenti da parte dei governi allinvestimento estero stanno diminuendo, stanno anche montando nuove forze che tendono a rinforzare il contenuto di programmazione prodotta localmente: lintervento governativo impone percentuali di programmi di produzione europea.
Web, web, web
In questa fase il giudizio sulla transizione in corso dipende molto da colui con cui interloquite: il cambiamento per qualcuno significa la morte del broadcasting tradizionale, mentre per altri è linizio di una nuova era che porta mille e una possibilità di profitti inediti per i broadcaster stessi. Stiamo naturalmente parlando di Internet. Dieci anni fa, quando si discuteva delle nuove tecnologie del broadcast, gli argomenti principe erano il cavo e il satellite. Ora il nuovo "etere" è Internet, che sta avendo un impatto sul broadcasting tradizionale che il cavo ed il satellite non avevano mai raggiunto. Dati i rapidi cambiamenti che la tecnologia fa ogni anno e se i servizi di telecomunicazioni, le compagnie di cavo e i provider riusciranno a stare al passo, non passerà molto tempo che le trasmissioni audio e video in Internet saranno di qualità uguale a quella attualmente vie etere. Possono anche diventare migliori grazie ai nuovi formati digitali in corso di adozione. In questo momento la trasmissione audio è più avanzata e più affidabile di quella video sulla rete, ma questa è una funzione delle quantità di dati da trasmettere per un segnale audio rispetto ad un segnale video. Ancora più avanzato è il sistema Mp-3 che mette musicisti, discografici e singoli consumatori in condizione di trattare musica sul web con facilità. Anche il video non è che sia molto più arretrato: allultimo IBC di Amsterdam unimportante azienda che fabbrica sistemi video streaming ha rilevato come già oggi ci siano da 2000 a 3000 persone che stanno lavorando a produzione video nel web. Nei prossimi 10 anni si attende che questo numero superi i centomila.
Conclusioni
Il modello che sembra si stia sviluppando è articolato su tre livelli di servizi, definiti dalla loro diversità e dalla loro possibilità di raggiungere laudience:
- il broadcasting tradizionale rimarrà un mezzo di massa, sarà fruito da audience allargate e si proporrà con pacchetti di canali maggiori di 10;
- il cavo segmenterà il mercato più strettamente, offrendo a dei pubblici più selezionati numeri maggiori di canali (oltre i 100);
- internet realizzerà quello che potremmo chiamare "microcasting", ovvero renderà disponibili 100.000 e più canali, rivolti ciascuno a audience frazionatissime alle quali offrire qualsiasi programma (dalle cronache delle partite della squadra di quartiere alla dimostrazione video dellazienda, fino alle applicazioni per il commercio elettronico).
Naturalmente la questione che ci riguarda più di tutte è: questi cambiamenti sono un vantaggio o una minaccia?
Per i fabbricanti di apparecchiature il futuro sembra molto promettente, mentre alcuni settori come i sistemi di antenna o i trasmettitori avranno un boom a breve termine, fintanto che i broadcasters tradizionali passeranno al digitale; altri ancora (che fanno apparecchiature di registrazione, di editing e simili) scopriranno che i professionisti, i quasi professionisti e i dilettanti avranno tutti bisogno di apparecchiature per produrre programmi e non importerà quale sarà il mezzo di distribuzione. Di fatto, poiché Internet rende più facile per tutti diventare un broadcaster, la domanda per queste apparecchiature dovrebbe crescere. Allora, per tirare le somme, diciamo che lindustria del broadcasting è in salute e ci sono nuove opportunità allorizzonte: pur con le incognite del caso, è un momento veramente eccitante.
Tab.1 - Ripartizione dei 4 miliardi di dollari di fatturato del mercato broadcast mondiale
(il 50% circa è prodotto da Sony, Panasonic, Philips e Thomson)
Usa
30%
Europa
20%
Giappone
20%
Cina
10%
America Latina
10%
Asia Bacino del Pacifico (escl. Cina e Giappone)
6%
Medio Oriente/Africa
4%
Stime Imas Publishing - 1999
Tab. 2 - La Top 5 dei mercati broadcast Mondiali
TV
RADIO
USA
USA
Cina
Cina
Giappone
Brasile
UK
Italia
Germania
Francia, Argentina
Stime Imas Publishing - 1999
Tab. 3 - Utilizzatori Broadcast nel mondo (Totale ca. 58.500)
Settore
USA/Canada
Europa/M.O./Africa
Asia/Pacifico
America Latina
Totale
Stazioni radio
10.000
5.000
3.000
7.000
25.000
Stazioni Tv
1.300
1.000
1.000
1.200
3.500
Studi Produzione*
10.000
9.000
7.000
4.000
30.000
Stime Imas Publishing - 1999
* Specificamente per la produzione di programmi radiotelevisivi. Il numero di centri minori A/V di aziende, enti pubblici, scuole, università, ospedali, enti militari e fotografi professionali è escluso.